#Adottaunaparola: le parole della settimana [week 4]

Secondo la leggenda il Formaggio di Fossa di Sogliano sarebbe nato alla fine del XV Secolo quando Alfonso d’Aragona, figlio del Re di Napoli, in fuga da una battaglia ricevette ricovero dai signori di Forlì. Accadde allora che i suoi soldati, stremati dalla fame, iniziassero a depredare i campi e le fattorie dei dintorni e che i contadini locali, estenuati, prendessero l’abitudine di seppellire le provviste nelle fosse di arenaria. Correva l’anno 1486.
Epperò, quando in autunno gli eserciti furono partiti e le vivande dissotterrate, i locali appresero con somma sorpresa che il formaggio invece di ammuffire, aveva mutato le proprie sembianze e di molto migliorato il proprio gusto originario.
Come dite? Volete sapere delle tempistiche di produzione? Apriamo allora la wikivoce dedicata per scoprire che…

il periodo tradizionale di infossatura era fine agosto-settembre; la riapertura delle fosse avveniva il 25 novembre, giorno di Santa Caterina. Tale tradizione, lungi dall’essere scaramantica, era fondata su comportamenti e scelte razionali. La primavera-estate era il periodo in cui c’era maggiore abbondanza di pascolo, e quindi di maggiore produzione di latte. Si avvertiva la necessità di trasformare il latte in formaggio e di conservarlo per i periodi meno produttivi. Questa è la ragione fondamentale della permanenza in fossa del formaggio nel periodo autunnale. Il formaggio era consumato già a partire dall’inverno

La popolarità del Formaggio di Fossa travalicò fin da subito i confini delle terre di Romagna. Un’altra leggenda- questa più sfumata nei contorni e nelle origini- vuole che i contadini del forlivese fossero soliti portarlo a primavera nelle fiere e nei mercati financo a Bologna, dove i borghesi e i nobiluomini locali ne andavano ghiotti. Ma non solo loro: le dispense del celeberrimo Collegio di Spagna, infatti, se ne riempivano tosto, e secondo alcune fonti esso sarebbe stato consumato anche durante l’incoronazione dell’Imperatore Carlo V, avvenuta in San Petronio nel 1530.

Ma forse con questa storia vi stiamo portando un filo troppo lontani. Vi basti sapere che il Formaggio di Fossa divenne subito un elemento di ricchezza strategico per gli abitanti di Sogliano e dei suoi dintorni, i quali se ne servivano non solo per nutrimento ma anche per barattarlo con altri beni nei dintorni. Le cronache dell’epoca, ad esempio, danno conto di ingenti scambi di prodotto realizzate tra i soglianesi e gli abitanti di Cervia: in occasione della riedificazione di quest’ultima, avvenuta alla fine del Seicento per volontà di Papa Innocenzo XII, i cervesi arrivarono a riempirne quasi per intero la Torre San Michele. Ma questa è un’altra storia, e ve la raccontiamo magari la settimana prossima
😉